Stupisce sempre la capacità dell’essere umano nell’escludere dal suo campo percettivo i dolori e i drammi, in particolare se questi non lo affliggono direttamente.
Proviamo a vedere quali sono alcuni degli effetti psicologici che colpiscono le popolazioni vittime di guerra, senza distogliere l‘attenzione.
Psicopatologie di guerra
Con l’espressione psicopatologie di guerra viene indicato l’insieme delle manifestazioni psichiche patologiche, individuali e collettive, a comparsa immediata o tardiva, e con evoluzione transitoria o duratura, che abbiano una diretta, se non esclusiva, relazione con avvenimenti eccezionali di guerra.
I disturbi psicopatologici si manifestano normalmente in concomitanza col combattimento. Essi possono comparire sia all’inizio del conflitto, quando la tensione accumulata durante l’attesa diventa intollerabile, sia mentre il conflitto è nel suo pieno svolgimento.
Di grande importanza in questo senso è il ruolo dell’accumularsi delle emozioni, che in alcuni casi particolari può spiegare la comparsa ritardata di certe reazioni: il tempo di latenza può durare mesi o anni, a seconda delle modalità traumatiche.
Molti sperimentano flashback spaventosi e realistici che fanno riemergere le terribili scene vissute, pensieri invadenti sulla loro sconvolgente esperienza, continuo stato di allarme, scarsa concentrazione, insonnia e incubi.
Considerata come fenomeno irrazionale, l’ansia è tanto più intensa quanto più il pericolo minacciante è poco conosciuto. L’ansia può provocare disturbi del comportamento estremamente gravi.
L’ansia può anche scatenare comportamenti estremamente aggressivi e caratterizzati da una violenta agitazione.
Un periodo di ansia troppo prolungato può avere, come risvolto, una condizione di stress negativo che può indurre a suicidio.
Disturbo post traumatico da stress
È un disturbo che crea un forte disagio che si può presentare a ogni età dopo eventi percepiti come traumatici: per effetto di circostanze che hanno messo in pericolo la vita o l’integrità fisica proprie o altrui, o che hanno messo a contatto con la morte.
Forme confusionali e deliranti
Questa sindrome può ridursi a semplici disturbi dell’attenzione, o sfociare in un vero e proprio stato di confusione mentale con disorientamento spazio-temporale, comportamenti di inibizione verso la realtà e stati di agitazione dal contenuto terrificante con sensazioni psicosensoriali.
Il panico
Il panico viene definito come un fenomeno psicopatologico collettivo, che sopraggiunge in occasione di un pericolo mortale e a causa delle incertezze della battaglia. Ha sempre fatto parte del mondo del combattente e porta a fenomeni di perdita del controllo dell’emotività e di oscuramento dei pensieri, causandogli spesso reazioni catastrofiche.
Il panico nasce da una percezione imprecisa di un pericolo spaventoso e incombente, contro il quale è impossibile resistere. Risulta altamente contagioso e porta alla disorganizzazione del gruppo, a movimenti di massa disordinati, a fughe disperate in ogni direzione o al contrario alla paralisi totale del gruppo.
Il fenomeno del panico si sviluppa quando la popolazione si trova in uno stato di allerta e di paura forzata, con scarsi rifornimenti, privata del sonno, provata dalle perdite subite, dai bombardamenti, dalle veglie notturne e dalle sconfitte.
Le donne
Si stima come almeno il 10% della popolazione femminile subisca abusi sessuali con drammatici effetti fisici (mutilazioni genitali, malattie sessualmente trasmissibili, etc.) che esacerbano il distress psicosociale conseguente che include sintomatologia ansiosa, depressiva e post-traumatica, isolamento se non rifiuto da parte della comunità di appartenenza e molto altro ancora.
Meccanismi post-traumatici transgenerazionali
Le guerre rappresentano un esempio assai evidente di meccanismi post-traumatici transgenerazionali che tendono a riverberare generazione dopo generazione.
Sono noti i meccanismi psicologi che attraverso forme di attaccamento insicuro, limitata disponibilità parentale, sintomi ansiosi, depressivi e post-traumatici in figli e genitori alterano la capacità familiare di adattarsi alle comuni difficoltà e a quelle drammatiche delle zone di guerra.
Conclusione
Suona strano a dirlo, ma la guerra è molto umana. È una delle nostre caratteristiche distintive. Per quanto nei primati si trovino aggressioni coordinate e non reattive, l’evoluzione umana ha affinato enormemente questa forma di comportamento cooperativo.
Riusciremo mai a fermare questa nostra modalità mostruosa di espressione?

