In questi giorni abbiamo sentito al Festival di Sanremo il brano di Simone Cristicchi “Quando sarai piccola” che il cantante descrive così: “Il brano racconta di quando nella vita, con il passare del tempo, noi diventiamo i genitori dei nostri genitori e in qualche modo restituiamo con amore tutto quello che abbiamo ricevuto da loro”. La canzone è una dedica d’amore del cantante alla madre che tratta il tema dell’invecchiamento e della malattia degenerativa. In questa narrazione i genitori diventano bisognosi di cure e attenzioni da parte dei figli, come canta Cristicchi “è ancora un altro giorno insieme a te, Per restituirti tutto, tutto il bene che mi hai dato.”
Questa canzone in particolare affronta il tema del deterioramento cognitivo, un problema che affligge in prevalenza la popolazione anziana e comporta una perdita di autonomia e degenerazione delle funzioni cognitive. Esistono diversi tipi di deterioramento cognitivo e ognuno si presenta con diverse manifestazioni, nel caso dell’ictus descritto nel brano possono essere intaccate diverse funzioni cognitive, nell’Alzheimer la funzione maggiormente compromessa è la memoria, come riporta il brano “Ti ripeterò il mio nome mille volte perché tanto te lo scorderai”
Questa ingravescente situazione fa sì che le persone affette da deterioramento cognitivo necessitino di supporto continuo per poter condurre una vita dignitosa. Le persone che forniscono questo supporto assumono il nome di “caregiver”.
Chi è il caregiver?
La traduzione letterale del termine è “chi da cura” e fa riferimento a tutte quelle persone che si trovano a prestare assistenza ad una persona non autosufficiente. Il caregiver può essere una figura professionale oppure una persona inserita nel nucleo familiare. Spesso quando parliamo di caregiver facciamo riferimento ai familiari che a titolo gratuito e volontario si occupano di un parente, marito/moglie, figlio/a, genitore.
Quando la persona affetta da deterioramento cognitivo è un genitore è normale provare frustrazione, stress, rabbia e tristezza. Queste sensazioni vengono espresse anche nel brano “C’è quella rabbia di vederti cambiare E la fatica di doverlo accettare.”
Lo stress relativo a questo compito è elevato e può portare a conseguenze molto pesanti dal momento che si tratta di un ruolo svolto senza pause e talvolta senza aiuti esterni.
Chi si prende cura di chi cura?
Svolgere un ruolo di cura può portare ad un affaticamento tale da provocare sintomi depressivi e ansiosi. Per prevenire l’insorgenza di tali sintomi è importante individuare delle risorse esterne che possano aiutare il caregiver nello svolgimento delle sue attività. Costruire una rete sociale intorno al caregiver è fondamentale per alleggerire il carico della cura.
Lo psicologo può fornire supporto nella gestione del carico emotivo per tutelare la salute mentale del caregiver.

