Nel suo recente volume Chiamami adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti (2025), Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro di Milano, impegnata da anni nella prevenzione del disagio evolutivo, lancia un appello chiaro e urgente:
gli adolescenti contemporanei necessitano di relazioni autentiche ed empatiche, capaci di accogliere e dar voce a un dolore profondo, spesso inespresso a livello verbale ma agito attraverso condotte disfunzionali, autolesive o violente.
Questo dolore, come confermano numerosi casi di cronaca, è spesso il sintomo di una condizione esistenziale drammatica:
“La solitudine profonda sperimentata in messo agli altri, la disperazione di non essere visti, pensati e amati davvero per quello che si è. L’ assenza di relazione autentica”
I giovani di oggi non hanno bisogno di adulti iper-performativi o normativi, bensì di figure autorevoli e presenti, in grado di sospendere l’urgenza del “fare” per adottare un atteggiamento fondato sullo “stare”. Stare con il dolore, con le angosce, con le fatiche adolescenziali significa offrire accoglienza emotiva, ascolto non giudicante e legittimazione del Sé.
Solo quando si sentono visti, riconosciuti e accolti nella loro unicità, e non misurati sulla base delle aspettative altrui, gli adolescenti possono davvero accedere a processi trasformativi e costruttivi del proprio sviluppo.
Il richiamo di Lancini non si rivolge unicamente alla dimensione familiare, ma coinvolge anche le istituzioni educative e sociali: scuola, politica, comunità adulta nel suo complesso. È necessario ripensare radicalmente la scuola come luogo primario di relazione, in cui la competenza disciplinare del docente si accompagni a una reale competenza relazionale. Come lo stesso autore sottolinea, “sapere la propria materia non basta: occorre anche saperla relazionare”.
In questo contesto, l’adulto è chiamato ad assumere una funzione di specchio e contenitore emotivo, capace di promuovere il Sé degli adolescenti, aiutandoli a riconoscere e valorizzare le proprie risorse, specificità e talenti. Solo così sarà possibile generare fiducia, senso di appartenenza e orientamento nel mondo.
Lancini chiude con un’esortazione forte e inequivocabile:
“Promuovete e sostenete il loro Sé, fatevi riconoscere e convocare come adulti. Siate risorsa, non problema”

