I primi a proporre una definizione dell’INTELLIGENZA EMOTIVA l’hanno presentata come la capacità di percepire, valutare ed esprimere in modo adeguato ed adattivo le emozioni, ed infine la capacità di governare le proprie emozioni sia nelle relazioni che in sé stessi.
In seguito, un altro importante autore ad essersi concentrato su questo costrutto è stato Goleman, riconoscendole anche un ruolo più significativo rispetto a quello dell’intelligenza cognitiva.
Nonostante fino ad oltre la metà del novecento sia il pensiero comune che la letteratura ponevano il pensiero razionale e le emozioni in opposizione tra loro, già nelle teorie di Thorndike (1920) si possono riscontrare riferimenti all’intelligenza di tipo sociale, che venne descritta dall’autore come la capacità di gestire e capire i propri stati emotivi.
Gardner fu colui che per primo attribuì alle emozioni lo status di espressione dell’intelligenza. La teoria principale dell’autore fu quella delle intelligenze multiple, tra le quali:
– l’intelligenza di tipo inter-personale, l’abilità dei soggetti di capire le emozioni e i sentimenti degli altri e reagire in modo consono alla situazione
– l’intelligenza di tipo intra-personale, la capacità di accedere alle proprie emozioni, sapersele rappresentare e saperle usare come guida per la propria condotta.
Inoltre può essere evidenziato come tutt’oggi non sia ancora chiara la relazione tra l’intelligenza emotiva e l’intelligenza comunemente intese. La misurazione di questi due costrutti che è stata compiuta con gli strumenti attualmente disponibili, porta infatti, per ora, alla conclusione che essi non appaiono in alcun modo tra loro dipendenti.

