Viviamo in una società che sembra premiare chi appare sempre forte, efficiente, chi dà l’impressione di avere sempre tutto sotto controllo. Fin da piccoli cresciamo osservando gli adulti che ci circondano.
Spesso sono proprio loro, inconsapevolmente, a fare fatica a mostrare la propria vulnerabilità. Così impariamo che alcune emozioni è meglio trattenerle e che piangere, chiedere aiuto o mostrare la propria sofferenza possa essere un segno di debolezza. Così ci mostriamo sempre efficienti, presenti e disponibili. Portiamo avanti il lavoro, la famiglia e gli impegni quotidiani e agli occhi degli altri sembriamo persone che riescono sempre a farcela.
Tuttavia, mantenere questa immagine richiede un enorme dispendio di energie. Mostrarsi sempre funzionanti non significa necessariamente stare bene. Talvolta significa aver imparato a mettere da parte ciò che si prova. La psicologia ci mostra come questa strategia possa diventare, nel tempo, molto costosa. Le emozioni che non trovano uno spazio per essere riconosciute non scompaiono. Possono manifestarsi sotto forma di tensione costante, irritabilità, senso di solitudine, ansia o umore depresso. Il rischio è quello di continuare a funzionare, perdendo però il contatto con sé stessi e con i propri bisogni.
Negli ultimi anni la ricercatrice Brené Brown ha contribuito a diffondere una prospettiva diversa sulla vulnerabilità. Le sue ricerche mostrano come il coraggio non coincida con l’assenza di paura, ma con la disponibilità a esporsi nonostante la possibilità di essere feriti. Vulnerabilità e coraggio non sono opposti, ma due dimensioni profondamente connesse.
Accettare di mostrarsi autentici richiede, molto spesso, più coraggio che continuare a nascondere ciò che si prova. La vera forza non consiste nell’essere sempre forti, ma nella capacità di mostrarsi per ciò che si è, anche quando questo significa riconoscere la propria fragilità. È proprio quando smettiamo di dover apparire invincibili che diventano possibili relazioni più profonde, un contatto più autentico con gli altri, ma soprattutto con noi stessi.

