Nelle cosiddette società tradizionali, caratterizzate da un quadro sociale stabile, si ritiene che per far posto ad un nuovo ruolo si debba agire con uno strappo definitivo da quello precedente, tramite un rito.
Nel rito di passaggio l’individuo deve dimostrare di essere capace di gettarsi il vecchio “io” alle spalle, per acquisire una nuova identità ed un nuovo ruolo all’interno dell’organismo sociale cui appartiene.
Nell’epoca in cui stiamo vivendo, i riti di passaggio sembrano apparentemente scomparsi. In realtà anche oggi esistono e sono legati ai momenti ed eventi particolari.
A livello scolastico devono essere comprensibili, significativi, efficaci e stimolanti per bambini e ragazzi, nonché decifrabili e rassicuranti per i genitori. Organizzare situazioni che sostengano la transizione è un atto che contribuisce a creare un clima di accoglienza per i bambini e le famiglie.
Prendiamo come esempio paradigmatico l’inizio della scuola elementare: per la prima volta il bambino “debutta” in società. La scuola elementare rappresenta un cambiamento drastico della propria routine quotidiana, a partire dai limiti imposti alla propria espressione corporea.
Il bambino alla scuola elementare acquisisce nella società e per primo in famiglia un ruolo diverso: è un alunno, ha compiti e attese nuove. Gli insegnanti richiedono prestazioni “sociali” sempre più esigenti. L’atteggiamento dei genitori è importante nel determinare la qualità dell’impatto che il bambino avrà con la scuola.
Per far sì che l’impatto con il nuovo possa rivelarsi il più sereno possibile, i riti di passaggio oggi non sono più cruenti, ma si sono trasformati in feste di fine scuola materna e di inizio elementare.
L’ingresso alla scuola elementare è solo un esempio, ma in ogni società, ogni cambiamento identitario e di ruolo, comporta un rito riconosciuto dalla stessa società, così per l’esame di maturità, gli esami universitari, fino al pensionamento e all’età anziana.

