Uno degli ultimi residui manicomiali rimasti è il Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.). È un trattamento sanitario, con il quale una persona è sottoposta a cure mediche a prescindere dalla sua volontà
L’ordinanza di T.S.O. può essere emanata solo se sussistono contemporaneamente tre condizioni:
- Necessità e urgenza non differibile
- L’intervento dei sanitari viene rifiutato dal soggetto
- Non è possibile adottare tempestive misure extra-ospedaliere.
Il concetto di T.S.O. psichiatrico è basato su valutazioni di gravità clinica e di urgenza e va inteso come una procedura esclusivamente finalizzata alla tutela della salute e della sicurezza del paziente.
Il T.S.O. viene proposto da due medici, di cui almeno uno appartenente alla ASL territoriale del comune stesso e disposto dal sindaco del comune presso il quale si trova il paziente. Può essere eseguito sia in ambito ospedaliero sia presso l’abitazione o altra sede.
La procedura impone la convalida del provvedimento del sindaco da parte del giudice tutelare di competenza. Il T.S.O. ha una durata massima di sette giorni, ma può essere prorogato più volte, qualora vi sia la necessità, con una richiesta di prolungamento da parte del sanitario che ha in cura il soggetto diretta al sindaco del Comune che ha firmato l’ordinanza.
Nella realtà dei fatti il sindaco e il giudice tutelare convalidano in automatico la richiesta di un T.S.O. o il suo prolungamento.
Chi ne ha le possibilità, e solitamente sono in pochi, può ricorrere ad un avvocato per procedere contro tale misura. Molti non sanno nemmeno di avere dei diritti rispetto a questa sospensione della propria libertà, prevista dalla Costituzione.
Chi incorre in un T.S.O. viene ricoverato in un reparto di un ospedale deputato al trattamento delle malattie psichiatriche il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (S.P.D.C.), comunemente conosciuto come “repartino”, chiuso a chiave, dalla quale è possibile uscire solo con l’autorizzazione dei medici. In questo reparto sono ricoverate persone con diverse patologie psichiatriche e psicologiche.
La giornata inizia con il giro visita dei medici con il primario, che valutano in 5 minuti lo stato del paziente e se la terapia farmacologica risulta efficace. A parte eventuali colloqui con il dottore di riferimento, le giornata sono monotone.
I pasti sono in comune tra tutti i degenti e si svolgono in una stanza, adibita a sala mensa, dove è consentito fumare.
Al ricoverato con T.S.O. viene proposta una cura farmacologica, che difficilmente potrà rifiutare finché sarà nel repartino, a causa delle numerose pressioni di medici e infermieri.
In caso di atteggiamenti violenti o considerati tali sono ancora consentiti i mezzi di contenimento fisici, essere legati al letto, e il medico può autorizzare l’iniezione di un qualche sedativo se ritenuto necessario.
Il T.S.O. è quindi un atto che va usato come estrema ratio in un momento di bisogno, perché va a ledere uno dei diritti fondamentali dell’individuo, che è la libertà di scelta. Durante tale misura il soggetto viene riconosciuto come incapace di intendere e che quindi altri devono decidere per lui.
È una misura che può lasciare delle ripercussioni dolorose su chi lo subisce, che si sente impotente e obbligato a sottostare alla volontà di chi è considerato più capace di capire di lui.

