Vivere con l’ADHD da adulti: riconoscerlo per affrontarlo
L’ADHD, o Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, è comunemente associato all’infanzia ma può persistere, o manifestarsi più chiaramente, anche in età adulta. Ad esempio, un bambino molto iperattivo e impulsivo potrebbe diventare un adulto che si sente sempre agitato dentro, parla molto o cambia continuamente attività senza mai portarle a termine.
Si stima che circa il 2,5% degli adulti sia affetto dal disturbo, inoltre risulta più frequente nella popolazione maschile. Si tratta di una disfunzione definita multifattoriale in quanto dipende da fattori genetici, ambientali, biologici e relazionali.
Nel DSM V-TR viene definito come un Disturbo del Neurosviluppo, che ha inizio fino dall’infanzia e coinvolge il modo in cui il cervello funziona e si organizza. L’ADHD può presentarsi in tre modalità cliniche distinte, a seconda dei sintomi prevalenti. La forma combinata è la più comune e si caratterizza per la presenza significativa sia di disattenzione che di iperattività e impulsività. In questi casi, la persona può avere difficoltà a mantenere la concentrazione, ma anche mostrarsi irrequieta, impulsiva o incapace di gestire l’attivazione motoria e verbale. La seconda modalità è quella con predominanza della disattenzione, in cui emergono soprattutto difficoltà nel mantenere l’attenzione, nell’organizzare le attività quotidiane e nel gestire le informazioni a breve termine. La persona può apparire spesso distratta, disorganizzata o tendente a dimenticare impegni e oggetti. Infine, nella forma con predominanza di iperattività e impulsività, i sintomi principali riguardano l’irrequietezza fisica e mentale, la tendenza ad agire senza riflettere e una certa difficoltà a controllare comportamenti o reazioni verbali, anche in contesti sociali inappropriati. Queste caratteristiche compromettono il funzionamento sociale, lavorativo e personale, in modo variabile a seconda della gravità del quadro clinico.
Sebbene l’esordio del disturbo avvenga tipicamente durante l’infanzia, l’ADHD può rimanere non diagnosticato per anni, emergendo in età adulta quando le richieste della vita quotidiana (responsabilità familiari, impegni lavorativi, gestione autonoma del tempo) diventano più complesse. La diagnosi negli adulti è più difficile dal momento che può essere presente insieme ad altri disturbi (dipendenza da sostanze, disturbi dell’umore, disturbo d’ansia, disturbo borderline di personalità). Queste condizioni possono mascherare o sovrapporsi ai sintomi dell’ADHD, rendendo necessaria una valutazione clinica approfondita.
Il profilo del disturbo coinvolge diversi ambiti, l’ambito emotivo, cognitivo e comportamentale.
Le persone con ADHD possono riscontrare difficoltà nella regolazione delle emozioni, con reazioni intense o sproporzionate rispetto agli stimoli. Ad esempio, una semplice critica sul lavoro può suscitare in loro una forte frustrazione o irritazione, molto più accentuata rispetto a quanto ci si aspetterebbe in quella situazione.
Per quanto riguarda le difficoltà cognitive riscontrate nelle persone affette da ADHD si è evidenziato un deficit delle funzioni esecutive e dell’attenzione.
Le funzioni esecutive sono i processi mentali che ci permettono di pianificare, organizzare, regolare il comportamento e prendere decisioni. Le funzioni includono: controllo inibitiorio, working memory, flessibilità cognitiva, pianificazione e problem solving.
L’ambito comportamentale nell’ADHD riguarda le difficoltà legate al controllo degli impulsi e all’iperattività. Le persone possono mostrare comportamenti impulsivi, come prendere decisioni rapide senza riflettere sulle conseguenze o manifestare un’aggressività verbale o fisica in situazioni di stress. Inoltre, l’irrequietezza motoria può tradursi in difficoltà a stare seduti a lungo o in movimenti incessanti. Ad esempio, durante una riunione di lavoro, una persona con ADHD potrebbe trovare difficile restare ferma e tranquilla, sentendo l’impulso di alzarsi frequentemente o interrompere gli altri, anche se vorrebbe mantenere un comportamento più adeguato al contesto.
Il trattamento dell’ADHD in età adulta è possibile ed efficace per migliorare la qualità di vita della persona. Nei casi con sintomatologia grave i farmaci possono aiutare a favorire la concentrazione, ridurre l’impulsività e regolare l’umore.
I trattamenti non farmacologici ad oggi ritenuti efficaci a lungo termine sono la riabilitazione cognitiva, la psicoterapia con l’utilizzo di tecniche mindfulness e di psicoeducazione. Le tecniche di mindfulness sono utili per gestire la distrazione e il flusso continuo di pensieri. La psicoeducazione è necessaria per conoscere meglio il proprio funzionamento e imparare strategie concrete per affrontare le difficoltà quotidiane. La riabilitazione cognitiva utilizza esercizi mirati per migliorare attenzione, memoria e organizzazione.
La neuropsicoterapia è l’incontro tra la neuropsicologia e la psicoterapia. Un approccio neuropsicoterapeutico abbina delle prospettive neuroscientifiche a problemi terapeutici e ha come obiettivo migliorare i meccanismi cerebrali che sono coinvolti nel disturbo e potrebbero ostacolare la guarigione in una terapia tradizionale.
L’ADHD in età adulta è una condizione complessa, ma trattabile. Una diagnosi accurata e un intervento mirato possono portare a un miglioramento significativo della qualità di vita. Riconoscere il disturbo è il primo passo per accedere a strumenti utili e migliorare il funzionamento personale e professionale ritrovando equilibrio nelle relazioni e nella gestione di sé.

