Come andrebbe fatta un’accurata diagnosi psichiatrica?
Si esegue un accurato colloquio di valutazione e poi si fa una diagnosi rigorosa, seguendo i criteri diagnostici secondo le indicazioni della comunità scientifica. Attualmente i criteri usati sono quelli indicati dal DSM V, della organizzazione psichiatrica americana e l’ICD 11, dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Quando questo non avviene
Talvolta in realtà le diagnosi sono fatte più a partire da pregiudizi che a partire da un’accurata valutazione.
David Rosenhan era uno psicologo. Convinto dal fatto che gli psichiatri non adottassero davvero dei criteri “scientifici” per le loro diagnosi, decise di avviare un esperimento diviso in due fasi, volto a dimostrare la fallacia del loro approccio.
La prima fase dell’esperimento
Rosenhan aveva selezionato otto persone assolutamente sane di mente (una casalinga, uno studente di psicologia, tre psicologi, un pediatra ed uno psichiatra), aveva falsificato le loro cartelle cliniche, indicando che soffrissero di un inizio di schizofrenia e le aveva mandate per un certo periodo in una struttura psichiatrica, con l’unica indicazione di comportarsi nel modo più naturale e spontaneo possibile.
Gli pseudo-pazienti si recarono all’accettazione degli ospedali psichiatrici, denunciando di “sentire delle voci”. Fu questa l’unica bugia che i “falsi” pazienti affermarono agli psichiatri, oltre a nascondere le loro vere professioni. Una volta giunti in reparto avevano subito cessato la loro finzione, rivelando la verità.
Gli psichiatri della struttura che ne analizzarono i comportamenti riscontrarono in ognuno di loro alcune problematiche riconducibili a deficit psichici. Furono trattenuti a lungo (in media 19 giorni), per poi essere dimessi, tutti con la diagnosi di schizofrenia in remissione.
I medici avevano maturato un pregiudizio su quelle persone che faceva vedere loro ogni comportamento alla luce del fatto che il paziente avesse dei disturbi mentali, convinti dalle cartelle cliniche di un rinomato collega.
La seconda fase dell’esperimento
Rosenhan effettuò una controprova.
All’equipe medica di un ospedale che conosceva la sua ricerca e che si riteneva immune dal poter cadere in errori così grandi, comunicò che nei successivi tre mesi, avrebbe inviato presso di loro uno o più pseudo-pazienti.
Ma Rosenhan non inviò alcun “attore”, come aveva invece preannunciato.
Nei mesi successivi, le diagnosi di sanità mentale dei pazienti da lui inviati nella struttura aumentò di più del doppio rispetto al normale: su 193 pazienti ammessi all’ospedale, 41 vennero individuati dall’equipe come “i simulatori”.
Il pregiudizio aveva funzionato anche al contrario: nella convinzione che alcuni di quei pazienti fossero per forza sani come aveva annunciato il collega, i medici alteravano le loro deduzioni sulla base di quel dato, finendo per sentirsi “costretti” a rilasciare persone malate di mente per il solo fatto che forse lo erano “meno” delle altre.
Conclusioni
Purtroppo anche in psichiatria, una delle branche della medicina, a volte si traggono delle conclusioni errate basate su pregiudizi. Il rischio è che poi i pazienti, una volta “etichettati” con una certa diagnosi, seppur errata, se la portino dietro, rischiando di non ricevere le cure adeguate alla loro problematica.
Estendendo oltre il campo propriamente psichiatrico la questione dei pregiudizi, pensiamo quante volte ci facciamo dei giudizi su alcune persone a partire da nostre idee preconcette, e della società, stereotipi e quant’altro, senza alcun fondamento nella realtà. Cerchiamo di aspettare un attimo prima di giudicare qualcuno e conoscerlo veramente per quello che è veramente.

