«Quando non siamo più in grado di cambiare una situazione, siamo chiamati a cambiare noi stessi.»
Viktor Frankl
Molte persone, quando scoprono che sono psicologo, oltre a chiedermi – spesso scherzosamente – di essere analizzate, mi domandano quando sia necessario rivolgersi a un professionista della terapia e quando, invece, sia possibile risolvere alcune difficoltà da soli o con l’aiuto di amici e parenti, o magari attraverso il vecchio cliché del parrucchiere che dispensa consigli a tutti, oggi tradotto nella sua versione più moderna: l’AI e ChatGPT.
Per rispondere alla domanda, vorrei raccontare una metafora esposta brillantemente dal prof. Giorgio Nardone, rifacendosi a una frase di Karl Popper, il quale affermava che «la vita consiste in una serie di problemi da risolvere».
L’analogia è la seguente.
Immaginiamo di camminare lungo una strada e, a un certo punto, di incontrare una buca: il problema, la difficoltà. Se la buca è piccola, con un semplice salto la superiamo; oppure, se inciampiamo, ci rialziamo senza particolari conseguenze.
Immaginiamo ora di cadere in una buca un po’ più profonda: un disagio. In questo caso possiamo uscirne da soli, magari allungando le braccia, oppure può accadere di aver bisogno di un aiuto leggero; ed è qui che amici e parenti possono essere più che sufficienti.
Poi cadiamo in una buca molto più profonda: in questo caso non basta più un aiuto blando, ma diventa necessario l’intervento di uno specialista che ci porga la mano per aiutarci a uscire.
C’è poi una situazione ancora più complessa: cadiamo molto in basso e la sola mano non è sufficiente; il professionista resta fondamentale, ma questa volta ci lancerà una fune, che ci permetterà, con il nostro impegno, di risalire. Il problema, in questo caso, è serio ma non ancora invalidante.
Infine, esiste la situazione più critica: cadiamo in una buca così profonda che, cadendo, ci facciamo male e non siamo nemmeno più in grado di risalire con una fune. In quel caso, qualcuno deve scendere, prenderci e portarci fuori.
Quando, dunque, è necessario rivolgersi a un terapeuta?
Quando viviamo condizioni di vita invalidanti, indipendentemente dal fatto che possano essere considerate “banali” dagli altri. Ciò che conta è la nostra percezione della sofferenza e il fatto di non riuscire a uscirne da soli. In questi casi, il supporto terapeutico diventa necessario.
Ricordandoci sempre che, come scriveva Shakespeare, «non c’è notte che non veda il giorno» e che, anche qualora non riuscissimo a cambiare una situazione, come ci ricorda il grande psichiatra sopravvissuto ai campi di concentramento Viktor Frankl, abbiamo sempre la possibilità di cambiare noi stessi.

